Slot e mafia, la conferenza in aula Magna

«Le slot ormai fanno parte dell’arredo urbano; le troviamo in tabaccheria e ora si pensa anche di metterle negli ospedali» così Daniele Poto, giornalista e autore del dossier edito da Libera intitolato “Azzardopoli 2.0”, durante la conferenza “Le mafie e l’azzardo” tenutasi martedì scorso nell’Aula Magna dell’Università di Pavia (foto) nell’ambito della “Carovana antimafia”.

In Italia si contano oltre 300.000 slot. Su 56 milioni di italiani in 36 milioni giocano e di queste solo poche decine sono riusciti a cambiare la loro vita. Il gioco non porta a nulla se non a perdere, porta alla sottrazione dei valori, dei tempi e di energie, eppure l’Italia è tra il terzo e il quarto posto nella classifica mondiale nello sviluppo dei giochi ed è il paese che esporta più illegalità. ‘Slot’ vuol dire infatti anche mafia con più di 40 clan coinvolti: dai beni confiscati alle cosche il 9% arriva proprio dal gioco d’azzardo.

Le macchinette sono sempre più numerose così come sono numerose le persone che perdono parte del loro tempo giocandoci; il gioco d’azzardo diventa più pericoloso ogni giorno che passa e lo possiamo notare guardandoci intorno per le strade di Pavia. La nostra città universitaria viene definita dai giornali la “capitale del gioco d’azzardo”: dai dati presentati in aula Magna solo le slot raccolgono più di 1 miliardo di euro (9,9 miliardi in tutta la Lombardia).  I pavesi spendono circa 1.450 € in questi giochi.

A Pavia sono installate 576 slot e 66 videolottery, 1 macchinetta ogni 110 abitanti; i numeri mostrano un costante aumento. Inoltre anche il “Gratta&Vinci” fa parte del gioco d’azzardo e può creare dipendenza, anche in questo caso i dati fanno riflettere: nelle zone più disagiate vengono comprati con maggior frequenza quelli da 20 €, quello da 5 € invece é il più comprato a livello nazionale.

E poi ancora c’è tutto il mondo online: «la compulsività aumenta, diventa difficile staccarsi – ha detto Simone Feder, psicologo presso la comunità “Casa del Giovane” – ti inviano persino un bonus di soldi per invogliare a giocare; è un meccanismo in cui entri e non esci più». Giocando al computer viene meno anche l’ultima barriera del pudore che si poteva provare giovando in mezzo a tutti.

FC

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