Ricerca scientifica: le novità dai laboratori dell’Università di Pavia

News  |   22/02/2017  |     186

MONTAGNE

Il ghiaccio più profondo, e dunque quello più antico, presente sul Monte Ortles (3.905 metri nel settore orientale delle Alpi), ha cominciato a ritirarsi per effetto del surriscaldamento globale. Quello rilevato sarebbe il primo “movimento” avvenuto in 7.000 anni, ovvero dall’epoca della formazione del ghiacciaio stesso, il più elevato dell’Alto Adige. Le carote sono state estratte da un team internazionale di glaciologi a cui hanno preso parte anche i ricercatori dell’Università di Pavia, e lo studio è stato pubblicato di recente su The Cryosphere. Oltre al flusso dovuto all’aumento delle temperature, tra le informazioni custodite nel ghiaccio sono stati identificati, ad esempio, i segnali delle deposizioni atmosferiche radioattive derivanti dall’incidente avvenuto presso la centrale nucleare di Fukushima, in Giappone nel marzo 2011, solo pochi mesi prima delle operazioni di perforazione sull’Ortles. Le analisi ora saranno indirizzate verso lo studio dei campioni di ghiaccio per ottenere nuove informazioni sulle condizioni climatiche a partire da 7.000 anni fa.

LUCE

Un gruppo di ricerca che ha visto la partecipazione di Matteo Galli – fisico dell’Università di Pavia, ha raccolto nuove informazioni circa la propagazione della luce “Raman” in alcune tipologie di materiali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Photonics, ha permesso di osservare su scala macroscopica un effetto tra le onde luminose che avviene nell’infinitamente piccolo, nello spazio di pochi nanometri (cioè un miliardesimo di metro) e nel  tempo di una manciata di picosecondi (un millesimo di miliardesimo di secondo).
La luce Raman è un argomento di grande interesse per la comunità scientifica poiché non solo può condurre ad applicazioni concrete nel campo della fotonica e delle energie rinnovabili, ma permette di svelare nuovi affascinanti fenomeni legati alla fisica delle onde.

SARDEGNA

Analisi genetiche confermano il popolamento dell’isola durante il Mesolitico (10.000-8.000 a.C.) che finora era sostenuto solo da alcuni ritrovamenti archeologici. I risultati dello studio condotto dai ricercatori di Biologia dell’Università di Pavia, e pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution, rivelano migrazioni verso la Sardegna, sia da Oriente che da Occidente, a partire dal periodo post-glaciale e prima dell’avvento del Neolitico. In particolare i ricercatori hanno analizzato campioni di DNA mitocondriale di 3.491 sardi moderni, rappresentativi di tutte le province dell’isola, e di 21 sardi antichi estratti da siti archeologici datati da 4 a 6 mila anni fa.

ZANZARA TIGRE

I ricercatori del Laboratorio di Genomica e Biotecnologie degli Insetti dell’Università di Pavia hanno ricostruito la mappa della diffusione globale della zanzara tigre (Aedes albopictus). Secondo lo studio pubblicato a fine gennaio sulla rivista Plos le attività umane e i processi di globalizzazione hanno facilitato la rapida espansione di nuove popolazioni invasive a partire dal sud-est della Cina – la prima area geografica rilevata, anche nelle isole dell’Oceano Indiano e del Pacifico, nelle Americhe e nei paesi del bacino del Mediterraneo. La ricerca mette in relazione le modalità con cui l’insetto si è stabilizzato in quasi tutto il mondo, determinando condizioni di rischio non prevedibili per l’insorgenza di epidemie quali Chikungunya, Dengue e Zika.

AT

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