PIL e benessere, il convegno a San Felice

«I momenti di crisi sono quelli in cui bisogna progettare lo sviluppo», questo il pensiero di Francesco Brandolise – Assessore alla coesione sociale della Provincia di Pavia – e leitmotiv  del Convegno  “La situazione economica italiana e pavese: PIL e nuovi indicatori statistici” tenutosi ieri mattina a Palazzo S. Felice presso il Dipartimento di Scienze economiche e aziendali.

Negli ultimi trent’anni gli economisti hanno sviluppato e cercato delle soluzioni che potessero affiancare il PIL (Prodotto interno lordo), o addirittura sostituirlo, in modo da non avere più un metodo di misurazione del benessere solo quantitativo e materiale bensì una metodologia che possa misurare anche il benessere immateriale, ovvero quei beni che ormai producono più del 50% della ricchezza del Paese. Tuttavia – è emerso dal convegno – le correzioni al PIL, laddove siano state trovate non sono state applicate, o applicate nel modo sbagliato.

«La ricerca di un nuovo indicatore è affannosa e difficile – ha detto Renato Losio, segretario generale delle CGIL di Pavia – soprattutto quando abbiamo un malessere diffuso anche solo nei sistemi di accesso al servizio sanitario: quando smettiamo di curarci perché non ci sono soldi». Non è solo questa la preoccupazione del sindacalista: a Pavia la spesa più bassa è quella a livello culturale (quindi si parla, per esempio, di libri) mentre quella più alta è legata al gioco d’azzardo, alle macchinette, in una città cosiddetta “universitaria” dove la cultura dovrebbe essere al primo posto tra le spese maggiori. «Le istituzioni sono obbligate ad essere ottimiste anche se da punto di vista del lavoro – ha aggiunto Losio – nei primi cinque mesi dall’anno abbiamo valutato 4.602.000 ore  di cassa integrazione, il 24% in più rispetto a quelle dei primi cinque mesi dell’anno precedente». Anche le richieste di cassa integrazione sono aumentate e  alcune aziende ancora non hanno avuto le deroghe necessarie per poterne garantire una.

Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori, indica due direzioni su cui lavorare: «la prima sarebbe quella di rinnovare il Paese in tutti i sensi, iniziando a sconfiggere l’autoreferenzialità politica e ascoltando di più i cittadini; la seconda quella di trovare delle nuove riforme che siano ragionevoli». La misurazione che andrebbe fatta secondo Trefiletti, non sarebbe una misurazione sul benessere, bensì una misurazione dell’infelicità che stiamo vivendo per poter capire come tornare a sorridere.

FC

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