MIUR e MiBAC per il patrimonio culturale

Che l’Italia sia un museo a cielo aperto lo sappiamo tutti. Valorizzare e conservare un patrimonio culturale così ingente, distribuito in tutta la penisola, è sicuramente molto complesso.

Questo il tema principale dell’incontro organizzato lo scorso 30 ottobre, al Collegio Ghislieri di Pavia, per promuovere il Coordinamento italiano della ricerca europea sul Patrimonio Culturale che vede impegnati dal 2010 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali da un lato, e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dall’altro.

«C’è il rischio di un’eccessiva concentrazione di turisti in alcuni siti, come per esempio il Colosseo, piuttosto che gli Uffizi oppure Pompei – ha detto Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale del MiBAC – e questo è un rischio che va gestito, perché non possiamo immaginare di ridurre il numero di visitatori, ma dobbiamo fare in modo di minimizzare l’impatto che un numero molto alto può avere sui beni culturali. Dall’altro lato dobbiamo cercare di valorizzare maggiormente i siti minori, che non sono abbastanza noti».

Conservare il patrimonio culturale significa anche ricerca: «abbiamo bisogno di una strumentazione diagnostica più speditiva e di nuovi materiali per la conservazione che non provochino danni» ha aggiunto Pasqua Recchia.

Durante la conferenza sono state presentate anche le strategie europee a sostegno della ricerca e dell’innovazione tecnologica. «Per quanto riguarda l’ultimo programma, che partirà nel 2014, “Horizon 2020”  vi saranno 81 miliardi di euro» così  Mario Alì, Direttore Generale per l’Internazionalizzazione del MIUR.

BC

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