Giornata della Memoria, il docente pavese che rifiutò il fascismo

Nel 1931, sette anni prima della promulgazione delle leggi razziali in Italia, un professore dell’Università di Pavia disse ‘no’ al giuramento di fedeltà al regime fascista. Per questo rifiuto fu di fatto esonerato dall’insegnamento con un formale «decreto di collocamento a riposo» a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo. Il suo nome è Giorgio Errera, nato a Venezia nel 1860 e professore ordinario di Chimica generale presso la Facoltà di Scienze (1921).

Era l’ottobre del 1931 quando Mussolini decideva (cito testualmente) di “risolvere la questione delicata e ormai urgente della fascistizzazione delle Università italiane” con un giuramento a favore del regime. I docenti venivano invitati a giurare (cito ancora testualmente) “di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato, di esercitare l’ufficio di insegnante e di adempiere a tutti doveri accademici col proposito di formare cittadini operosi, probi e devoti alla Patria e al Regime fascista”. Dei 1213 docenti che allora insegnavano nelle Università italiane, soltanto 12 rifiutarono di prestare giuramento. Fra questi era Giorgio Errera, ordinario di Chimica nella Facoltà di Scienze della nostra Università.

Così Roberto Schmid, il 2 giugno 1997, all’epoca rettore dell’ateneo pavese, nell’introduzione del libretto “Per ricordare Giorgio Errera” conservato presso l’Archivio Storico di Palazzo San Tommaso. Il 2 dicembre dello stesso anno, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 1997/98 fu scoperta la lapide alla memoria di Errera, e situata nel porticato superiore del Cortile Volta.

AT

[In alto: dettaglio del ‘decreto di collocamento a riposo’, Fascicoli docenti, Archivio Storico/ASUPv]